Sono due mesi che mi sveglio la notte sudata con il cuore che batte all’impazzata con l’incubo costante di come superare l’estate e ritrovarmi a settembre con la stessa figlia simpatica di oggi.

Lo sapevo da quando ho ripreso a lavorare che la baby sitter di fiducia che stava con Bea era una soluzione temporanea fino a maggio e che da giugno mi avrebbe “abbandonato”. All’epoca lo vedevo un mese così lontano e invece adesso ci siamo. È arrivato il momento di affrontare il problema, l’estate sta arrivando inesorabile e io non so dove mettere Bea.

Avevo a disposizione cinque possibili alternative.

  1. Asilo pubblico: fatto la domanda di iscrizione (lo scorso anno) gentilmente rigettata, davanti al nome di mia figlia c’erano 32 pagine con liste di bambini “rimbalzati” con punteggio superiore alla mia
  2.  Baby sitter: la baby sitter tutta la giornata? È la soluzione scelta finora, ma se quella di fiducia mi abbandona, non me la sento di lasciare mia figlia tutto il giorno con qualcuno che me la tiene davanti alla tv tutto il giorno…non mi sognerei neanche di biasimarla, è quello che facevo io quando mio fratello mi lasciava i nipotini, per quanto li amassi alla follia, dopo un’ora di gioco insieme mi rompevo anche io
  3.  Dai nonni al mare: mandare Bea dai nonni al mare per l’estate? Ho analizzato l’opzione nei dettagli, ho dovuto pesare pro e contro perché per lei non sarebbero stati male tre mesi intensivi di mare, ma non ce l’avrei fatta a stare lontana da lei, una parte di me a spasso a 400 Km di distanza …mi sarebbe mancata come l’aria.
  4.  Da altri nonni (suoceri): ehmm…
  5.  Asilo privato + baby sitter: ci siamo concentrati su questa opzione, tralasciando il fattore costo perché non ci voglio pensare (potrei farmi le vacanze alle Maldive con gli stessi soldi); questa soluzione alla fine è l’unica percorribile per quanto mi lasci perfettamente inquieta. Comincerà fra 5 giorni e già ho l’ansia che non ci voglia andare o che odi la baby sitter che andrà a prenderla al nido (in tal caso sono fregata).

Dato che ho scelto di voler mandare Bea a un nido privato per l’estate, voglio mostrarvi i miei criteri di selezione per trovarne uno decente.

Non sapevo da dove cominciare, e come al solito mi sono affidata al metodo più sicuro, attendibile e infallibile…i forum su internet! Armata di pc, motore di ricerca e cellulare ho telefonato a tappeto penso tutti i nidi privati di Roma.

Ho dovuto escludere in sequenza :

  • I nidi che facevano i prezzi a ore: per la retta mensile che avrei dovuto pagare avrei preteso la pappa cucinata da Cracco e la ninna nanna cantata da Cristina D’Avena (Violetta per chi non è nato negli anni ’80)!
  • I nidi che si rifiutavano di farli mangiare: “abbiamo scelto di non avere la cucina per ragioni religiose e di sicurezza”…Whaaat!!?!
  • I nidi dall’altra parte di Roma: per riuscire a raggiungere il nido e poi arrivare in orario in ufficio, l’orario di apertura sarebbe dovuto essere intorno alle 5.30 A.M.

Questo non va bene, quello non va bene…alla fine ne è sopravvissuto uno. Come Giuseppe e Maria in quel di Betlemme ci siamo avvicinati timidi e fiduciosi alla loro porta nella speranza che ci fosse posto per nostra figlia.

Il posto c’era (lo credo bene), ce lo ha confermato una maestra di musica che ci ha mostrato il piano delle lezioni con l’ultimo Macbook Apple, ci ha raccontato di pappe biologiche, di tecniche pedagogiche all’ultimo grido, mostrato come si svolgono le lezioni di musica, di cucina, di ginnastica e…di inglese!

Ragazzi, di inglese!!! Considerate che mia figlia fa discorsi lunghissimi e complessi ma di comprensibile c’è ben poco ( giusto mamma, papà, nonno, nonna, Minnie, Peppa Pig) dubito che possa essere un fenomeno nella lingua inglese! Come obiettivo SMART abbiamo concordato che almeno migliorerà la pronuncia di “Pig”.

Vi aggiorno a breve sulle evoluzioni, per adesso incrocio le dita…

 

 P.S. 

Il titolo dell’articolo “La bambina dove la metto, dove la metto non si sa” è da cantare come Modugno – Il vecchietto dove lo metto – 1977

 

 

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4 comments

  1. Con la leggerezza che ti é propria hai messo sul tavolo il problema delle mamme lavoratrici. Si parla tanto di calo delle nascite ma non ci si rende conto che una sana politica della famiglia passa attraverso la creazione di asili nido e di altri presidi a favore dell’infanzia…e dei genitori lavoratori. Anche le aziende potrebbero fare la loro parte allestendo spazi in cui ospitare i bimbi dei loro dipendenti.
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    1. Hai colto nel pieno il mio pensiero, mi dispiace soprattutto il fatto che quanto indichi accade solo in Italia. Se la mia bambina fosse nata in un’altra nazione europea probabilmente non avrebbe le stesse difficoltà. Per non parlare delle aziende che ancora non si sono adeguate all’idea che una dipendente mamma possa svolgere anche meglio le proprie mansioni se avesse a disposizione degli spazi dove sa che il suo bambino sta al sicuro durante il giorno.
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  2. Lasciare la bambina ai nonni d’estate no? A chi lo dici…! Mi prendono per pazza ma anche a me mancherebbe l’aria, anche se sembra tanto egoista nei confronti dei bambini!
    Ho letto diversi tuoi post e mi ritrovo molto in quello che scrivi…è stato un piacere leggerti! Passa dal mio blog se ti va!
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    1. Grazie mille! Come ti anticipavo su IG anche io trovo molto carino il tuo blog e mi ritrovo molto nei contenuti! Felice di questa “affinità”! Baci, Vera
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